Visualizzazione post con etichetta bambini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta bambini. Mostra tutti i post

martedì 12 marzo 2013

Ieri e oggi


Ci sono momenti in cui il tempo che passa fa un certo effetto.
Quando ero bambina non sopportavo gli incontri casuali con gli amici dei miei genitori, perché odiavo le solite frasi “Ma quanto è cresciuta!”, “Non è possibile che sia già diventata così grande!”, “Si vede come passa il tempo!”…
Ogni volta mi stampavo in faccia un sorrisetto di circostanza, mentre dentro di me sbuffavo annoiata, chiedendomi come fosse possibile che tutti ripetessero sempre le stesse cose.
Per me erano frasi fatte, inutili convenevoli, buttati là così, per dire qualcosa, senza senso.
Poi succede che passi dall’altra parte della barricata e il tempo che passa te lo trovi seduto di fronte.
E la storia cambia.
Quei convenevoli di allora lo assumono, un senso.

A volte capitano momenti così.
Momenti in cui porti tuo figlio a uno spettacolo per bambini e trovi una tua compagna di classe delle superiori, seduta proprio di fronte a te.
Il tempo che passa.
Che fa uno strano effetto.
Perché una cosa è quando le persone ti camminano accanto, mentre il tempo trascorre, un’altra è quando fai un bel salto di vent’anni.
Lì per lì, un po’ lo trattieni il fiato.
Vent'anni…

Beh, alla fine ci riconosciamo ancora”, mi ha detto lei, per rompere quel primo momento di lieve imbarazzo misto a stupore.
Ci siamo messe a parlare, di tutto e di niente, come forse si fa in questi casi, perché non è che quella vita che c’è stata nel mezzo la puoi raccontare in mezz'ora.
Peschi le ultime cose, quelle più vicine, quelle che fanno parte del presente: tuo figlio che va a scuola, il tuo lavoro, dove vivi, le conoscenze comuni, lo spettacolo appena visto, la pioggia che non dà tregua.
Parli come se fosse passato qualche giorno dall'ultima volta, ma non è un parlare a vuoto, non sono convenevoli.
Perché c’è intesa.
C’è una visione simile delle cose, in quelle poche parole e in quel ridere insieme, dietro a un paio di battute.

E allora ho pensato che forse è così, quando con una persona c’è stata una forte sintonia e hai condiviso con lei un’età importante.
Basta un flash, un secondo appena, per ritrovarla, quella sintonia.
Basta uno sguardo, che rimane sospeso per qualche secondo, prima di riconoscersi.
E quel filo che ieri ci univa e che era fatto di interrogazioni, primi amori e uscite insieme, si può ricongiungere in un attimo, anche se oggi è fatto di figli, lavoro e mutuo da pagare.
Ci siamo ripromesse di rivederci presto, consapevoli che spesso questo non succede.
Non lo so se ci rincontreremo domani o tra altri vent’anni, ma è stato bello ritrovare quell’intesa.
E’ stato bello uscire da quella stanza con una delle tue migliori amiche della scuola e con i nostri figli per mano.
Anche se fa uno strano effetto.
Anche se lo senti che quel tempo di ieri, non è quello di adesso.
Perché al ragazzetto che, quella stessa mattina, ti ha fatto squillare il telefono di casa alle cinque per farti uno scherzo e ti ha fatto prendere un mezzo colpo, due o tre parole gliele diresti volentieri.
Forse anche più di due o tre, forse gli faresti una vera e propria paternale, di quelle pesanti, di quelle che lo riempiresti talmente di sensi di colpa, da farlo sentire un vero str…
Ieri li facevo anch'io, gli scherzi al telefono (non alle cinque di mattina).
Ma oggi sono dall'altra parte della barricata.


domenica 3 marzo 2013

Quello che funziona

Chi soffre di mal di testa sa che ci sono dei momenti in cui vorresti soltanto stare al buio, senza parlare e senza sentire rumori intorno a te, perché c’è quel dolore pulsante che ti sta trapanando il cervello, che non dà un attimo di tregua.
E’ in quei momenti che, puntualmente, a tuo figlio balza in testa qualcosa, per cui tu dovresti dire no.
Tipo andare a comprare il centesimo pacchetto di figurine o mangiarsi la cinquantesima barretta di cioccolata.
Ed è in quei momenti che, nonostante gli daresti il pin del bancomat per farlo tacere, d’istinto dici no.
E sai che trasformare quel no in un sì, ti si ritorcerà contro per il resto dei tuoi giorni.
Così, ogni volta che hai quel mal di testa che lasciatemi sola, non voglio vedere-sentire-parlare con nessuno, parte il martellamento.
Quello vero.
Quello che realmente riesce a trapanarti il cervello.
Quello che il mal di testa, al confronto, è niente.
Io ci provo e dentro di me lo recito, il mio mantra “noncedononcedononcedononcedononcedo”.
Ma non sempre funziona.
Perché lui sceglie proprio quel momento lì, quello in cui gli potresti promettere un negozio intero di giocattoli, pur di non sentirlo più parlare.


Ci sono dei giorni in cui compri al mercato quintali di pazienza e cerchi di farne una scorta infinita, perché, tu, di pazienza, non ne hai mai avuta molta.
E attingi da quella scorta, quando decidi di mettere fine a quel caos che regna incontrastato in casa tua.
Perché, se nove volte su dieci prendi i suoi giocattoli e li sistemi tu, mentre senti risuonare nell’orecchio la voce saggia del grillo parlante che ti ripete che così non imparerà mai a ordinarli da solo, arriva anche quella volta in cui decidi di ascoltarlo, quel maledetto grillo parlante.
E lo fai con dolcezza, perché hai letto da qualche parte che “se hai una voce dolce e una mano morbida, con un filo guiderai un elefante”.
E a te, queste frasi, sono sempre piaciute tanto.
Amore, per favore, potresti raccogliere tutti i giochi che ci sono per terra, così metto la tovaglia e possiamo mangiare?
La sua risposta è la dimostrazione che, quelle, sono sempre frasi fatte: Stasera la metti per terra, la tovaglia? Hai deciso di fare un pic-nic?

Ci sono dei momenti in cui tuo figlio diventa un vero e proprio agnellino.
Chiedi qualcosa e lui ti risponde di sì.
Subito.
E allora pensi che sicuramente avrai capito male e formuli di nuovo la domanda.
Sì.
Subito.
Il tempo delle illusioni è finito ormai da tempo.
Prendi il termometro: ha la febbre a 39.

Dai figli si imparano un sacco di cose, indubbiamente.
Il mio, per esempio, mi ha insegnato il vero significato della parola eccezione.
Una parola da usare con vera parsimonia, mai con distrazione e sempre in pochi, sceltissimi casi.
Perché se fai un’eccezione e gli fai vedere la televisione durante la cena, il giorno successivo te lo chiede anche per colazione e per pranzo.
E il suo modo di chiedere, non è chiedere e basta.
E’ quel martellamento che dicevo sopra, che sfida il tuo self-control all’inverosimile.

Ma noi mamme ce la caviamo sempre, perché abbiamo infinite risorse e troviamo sempre il modo di risolvere la situazione.
Più o meno.
So che farò inorridire tutte le Tate Lucia che leggeranno questo post, ma la mia ancora di salvezza è la televisione.
Io ringrazio, benedico la televisione.
Per quei momenti di pace in cui lui vede i cartoni animati, perché non la possiamo completamente eliminare, la televisione.
E perché è diventata la mia unica arma di ricatto.
Non si fanno ricatti con i bambini?
Lo so, ne sono perfettamente consapevole.
Ma non è così semplice riuscire a farsi ascoltare.
Riuscire a fargli capire che dalla mia bocca escono suoni con un significato preciso.
Che a volte parlo da sola, ma la maggior parte delle volte sto parlando con lui.
Non si fanno i ricatti.
Ma funzionano.
E la minaccia di tenere la televisione spenta è l’unica che lo fa diventare un vero soldatino.
No, proprio un soldatino no, però fa il suo effetto.
Chiedo perdono a Tata Lucia.
Ma accetto altri consigli, soltanto se funzionano veramente.

 Con questo post, partecipo al blogstorming




Template by:

Free Blog Templates